Immagine: Escher - Bond of union



Si realizza nel caso in cui l'azienda, per una crisi da risolvere o un difficile obiettivo da raggiungere, ha la necessità di affidarsi ad un consulente esterno.

In questo caso il problem solver strategico individua il nodo da sciogliere o l'obiettivo da raggiungere, analizza le tentate soluzioni, ovvero che cosa è già stato fatto e non ha prodotto risultati significativi, quindi, in accordo con la committenza, progetta l'intervento per poi attuarlo direttamente all'interno dell'azienda, secondo modalità che variano da caso a caso.

Solitamente il primo intervento che si concreta è minimale, per ridurre l'inevitabile resistenza al cambiamento e innescare un'evoluzione positiva all'interno dell'organizzazione.
La strategia mira dunque a produrre piccoli cambiamenti all'interno del sistema per generare una reazione a catena di successivi cambiamenti che condurrà al raggiungimento dell'obiettivo finale.

Dopo aver applicato la strategia più adatta alla situazione, il consulente misura gli effetti prodotti e procede eventualmente ad una modifica della strategia per arrivare nel più breve tempo possibile all'obiettivo desiderato.
A questo punto il consulente conclude l'intervento, spiegando ogni singolo passo compiuto e dando il merito del cambiamento ai soggetti coinvolti, in modo che possano riconoscere le loro risorse e attivarle positivamente anche in futuro.

Il consulente strategico, infatti, non è l'esperto che dispensa consigli o lo specialista che formula diagnosi, è un consulente di processo che funge da facilitatore e catalizzatore del cambiamento, ovvero svolge il ruolo di aiutare i clienti ad aiutare se stessi a raggiungere obiettivi o a trovare soluzioni.


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